Più soldi ai randagi che ai cittadini?

8 ottobre 2013

L’ACL Onlus, associazione di tutela animale operativa dal 2005 per le adozioni dei randagi nei canili della provincia di Frosinone, risponde all’articolo pubblicato sul Corriere del 3 ottobre scorso definendo sconcertante che il Comune di Arnara, che non risulta avere mai intrapreso iniziative efficaci contro il randagismo, si lamenti attraverso il vicesindaco Adriano Roma per il costo di mantenimento dei cani chiusi nelle strutture di zona. “Quando si gestisce male un problema per anni è inutile lamentarsi degli effetti.  Il randagismo non è altro che il prodotto dei comportamenti delle persone” dice la Presidente di ACL Onlus Simonetta Panni, con un’esperienza di volontariato ventennale nella zona “Occorre suscitare vergogna per comportamenti irresponsabili e crudeli che danneggiano la collettività e gli animali, non la sensazione che a questi ultimi, che sono solo vittime, sia regalato troppo. Sono i cittadini che producono il randagismo e le istituzioni da decenni non fanno nulla di serio per contrastarlo.
L’analisi di ACL Onlus è semplice: un cane non microchippato lasciato vagante e accalappiato, se il proprietario non va a riprenderselo, costerà al Comune circa 1000 euro l’anno, una cucciolata scaricata da privati in canile può costare alla collettività dai 2000 ai 12000 euro l’anno, se i cuccioli non vengono adottati entro 12 mesi. Ma questi costi si potrebbero evitare con una spesa di circa 30 euro per il microchip e di 100/150 euro per una sterilizzazione. “Dove sono le campagne di sterilizzazione? I cani sono solo vittime che pagano con la prigionia e spesso con la morte la superficialità delle persone e anche la morte si paga, perché lo  smaltimento di un cane deceduto in canile lo paga la collettività.” La morte dà profitto all’azienda-canile e libera posto per un altro randagio, vista l’abbondanza della zona. Il randagismo è un affare che pesa sulla collettività a danno degli animali e delle persone più sensibili e civili che assistono a questo spettacolo.
Che fanno i Comuni? Dopo che i randagi sono stati considerati per decenni solo un problema di ordine pubblico da rinchiudere in canile, si sono viste ordinanze, peraltro illegali, che vietano di sfamarli o contributi a chi adotta un cane che spesso non nascondono altro che un favore agli amici. “I contributi per l’adozione scatenano la corsa a richieste di adozione pretestuose, fatte alla ricerca di soldi, non della compagnia di un cane” continua la Presidente. “I Comuni non controllano il benessere animale nei canili, figuriamoci come controllerebbero gli affidatari, è anche un’attività dispendiosa. Se invece dessero a chi adotta un buono per le spese veterinarie o il cibo, risparmierebbero favorendo chi davvero vuole un cane. Ma soprattutto dovrebbero facilitare le associazioni no-profit nelle loro attività per le adozioni aiutandole ad abbattere gli ostacoli che vengono loro opposti nei canili. Se un amministratore fa solo un discorso demagogico come quello del vicesindaco di Arnara, anziché stimolare la presa di coscienza e il senso di responsabilità dei cittadini che producono randagismo, siamo ben lontani dalla soluzione del problema.”

Pubblicato da Il Corriere.it il 11 ottobre 2013 con modifiche liberamente apportate dal giornalista (leggi il testo)